Il cambiamento climatico rappresenta una sfida non solo per i governi, ma anche per i gestori delle strutture turistiche. Le destinazioni di vacanza tradizionali non riescono più a svolgere il loro ruolo, come dimostra la chiusura di una stazione sciistica nelle Alpi, che non aprirà quest'inverno a causa della mancanza di neve.
Il cambiamento climatico è influenzato dallo sviluppo dell'industria pesante, dall'agricoltura, dalla combustione di combustibili fossili e dall'attività umana. Le conseguenze includono inondazioni, temperature insolitamente alte, riduzione delle riserve d'acqua potabile, incendi e squilibri meteorologici. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a estati roventi e inverni miti, con ripercussioni che colpiscono tutti.
Il resort sciistico francese Alpe du Grand Serre, situato ai piedi del Grand Serre a un'altitudine compresa tra i 1367 e i 2200 metri, non aprirà questo inverno. La causa è la scarsa quantità di neve sulle montagne, e la produzione di neve artificiale è considerata un investimento troppo oneroso. Secondo quanto riportato dalla CNN, la presidente del consiglio comunale Coraline Saurat ha spiegato che dal 2017 sono stati investiti circa 2,8 milioni di euro per trasformare quest'area in una località sciistica, ma l'incertezza crescente riguardo alle nevicate invernali rende troppo rischioso completare il progetto.
Le piste senza neve stanno diventando una visione sempre più comune. A inizio 2024, lo stesso problema ha interessato altre località, tra cui il resort francese Saint-Colomban-des-Villards, Artouste sui Pirenei Atlantici e la stazione sciistica italiana sul massiccio del Terminillo negli Appennini centrali. "È chiaro che dobbiamo fare i conti con la fine della neve al di sotto dei duemila metri sopra il livello del mare", ha dichiarato un esperto della Lega Italiana Protezione Ambientale in un'intervista al quotidiano *La Stampa*.