La solitudine si definisce come uno stato emotivo soggettivo associato al senso di isolamento sociale, alla mancanza di persone care, alla vita in solitudine e alla sensazione di essere tagliati fuori dagli altri o abbandonati. Questo stato emotivo è variabile e può dipendere dalle circostanze della vita. Nonostante la solitudine accompagni gli esseri umani da secoli, oggi colpisce una porzione sempre maggiore della società.
Sempre più persone lamentano la solitudine, notando che nonostante i tentativi di instaurare relazioni, spesso non hanno successo. Riflettendo sulle cause di questo fenomeno, la psicologa prof.ssa Katarzyna Popiołek dell'Università SWPS, in un'intervista con Newsweek, sottolinea che "la solitudine non avviene dall'oggi al domani. È qualcosa che richiede tempo. Purtroppo spesso ce la procuriamo da soli".
Nel suo studio, ha chiesto ai partecipanti di stimare il tempo che dedicano al lavoro e allo sviluppo professionale e poi di valutare quanto tempo investono nelle relazioni interpersonali. La differenza si è rivelata significativa. - Pur desiderando avere altri nella nostra vita, spesso li vogliamo solo come elementi decorativi, o come pronto intervento quando qualcosa va storto - osserva Popiołek.
La solitudine ha molti volti e colpisce sempre più spesso i giovani. - Sarà solo peggio - avverte il sociologo prof. dr. Wojciech Kulesza in un'intervista con il portale wydarzenia.interia.pl, evidenziando i "costi nascosti" che la società dovrà affrontare in relazione all'isolamento crescente. La pandemia di COVID-19 ha approfondito questo problema e la solitudine colpisce persone di tutte le età. Le generazioni più giovani possono vivere più a lungo in solitudine, cosa che colpisce in particolare i giovani uomini. Kulesza osserva che gli adolescenti esprimono sempre più spesso un senso di solitudine, il che preannuncia un ulteriore peggioramento della situazione. - Affronteremo malattie legate alla solitudine, come la demenza, le malattie cardiache o la depressione - aggiunge.